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Perse il figlio in un attentato. Fa tradurre in arabo Amos Oz

 

di Davide Frattini, tratto da “Corriere della Sera”

Quando George Khoury è uscito di casa per correre, si è ha lasciato dietro una lista di concerti jazz da vedere e un padre che adesso aspetta di andare a dormire nella speranza di sognarlo. Un venerdì sera, marzo, ancora freddo a Gerusalemme, ha scelto il quartiere di French Hill, costruito nella parte est della città. Terra da liberare per le Brigate Al Aqsa, zona di guerra: “Abbiamo ammazzato un colono”, ha rivendicato il gruppo palestinese legato al Fatah, dopo aver lasciato George sulla strada, un colpo in pancia e un colpo alla testa. Il “colono” George era figlio di uno degli avvocati arabi israeliani più noti a Gerusalemme. Elias Khoury, cristiano, lotta da anni contro le espropriazioni e gli insediamenti in Cisgiordania, da quando la sua famiglia perse le proprietà nel 1948 e suo padre decise di prendere la cittadinanza del nuovo Stato ebraico (e una laurea in legge) per tentare di riottenere i possedimenti. Elias si è sempre considerato un ponte tra palestinesi e israeliani e così aveva educato George, che conversava in arabo, ebraico, inglese, amico di tutti, nemico della violenza. Quattro anni dopo la morte del figlio, ha deciso di costruire un nuovo ponte fatto di parole. Ha pagato la traduzione in arabo per Una storia di amore e di tenebra, il romanzo autobiografico di Amos Oz. “Racconta la sua vita a Gerusalemme - dice Khoury -, descrive i rapporti tra arabi e israeliani, la mentalità dei sionisti. È importante leggerlo, dobbiamo capire gli israeliani, sia che decidiamo di fare la pace con loro sia che vogliamo la guerra” Il libro dovrebbe essere distribuito anche in Egitto e altri Paesi arabi, come è già successo a Michael mio e Soumchi. “Perché gli arabi non traducono i libri pubblicati qua? Sono sicuro che guarderebbero gli israeliani con occhi diversi. Dobbiamo anche capire come loro ci rappresentano. Conoscere i libri prodotti da altre culture aiuta far cadere gli stereotipi. Il problema è che gli arabi non leggono abbastanza”. La traduzione è stata affidata a Jamal Gnaim, nato nel villaggio di Baka-al-Gharbiye, la casa editrice è israeliana. “È stato un lavoro difficile - racconta al quotidiano Haaretz -. Il linguaggio di Oz è complesso e il mondo che viene descritto non mi era familiare. Ho provato a entrare nella sua testa. Il romanzo rappresenta le idee sioniste ed è uno dei più importanti per la letteratura ebraica. A me è piaciuto molto, è importante che altri lo leggano”. La violenza per le strade di Gerusalemme ha attraversato la vita di Elias Khoury. Il padre è stato ucciso nel 1975, quando un frigorifero pieno di esplosivo è saltato nel centro della città, ammazzando lui e altre tredici persone. Come per la morte di George, il bersaglio erano gli ebrei, non un palestinese che credeva nella convivenza. Quando le Brigate Al Aqsa hanno capito di aver colpito il ragazzo sbagliato, si sono scusate con la famiglia. “È stato un errore, ci hanno detto - aveva commentato Elias al New York Times -. E mi hanno ferito ancora di più: se avessero sparato a uno studente ebreo, sarebbe stato giusto? È così che pensiamo di costruire il nostro Stato?”. Khoury ha dedicato la traduzione del libro al figlio scomparso. “La sua morte dimostra quanto poco teniamo in considerazione la vita umana. Il romanzo di Amos Oz dà valore alla vita, all’amore. È per questo che l’abbiamo scelto”. Ai funerali di George, quattro anni fa, l’inviato di Yasser Arafat ha preso la parola per commemorare il giovane e ricordarlo come uno “shaid”. La madre lo ha interrotto: “Mio figlio era un angelo, non un martire”.

Pubblicato il 3/10/2008 alle 18.49 nella rubrica Diario.

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